Firmò grandi capolavori del cinema come “I cacciatori”, “Il passo sospeso della cicogna”, “Lo sguardo di Ulisse” e “L’eternità e un giorno”.

Il mondo del cinema è in lutto per la scomparsa di Theo Angelopoulos. Il regista greco è morto infatti il 26 gennaio all’età di 76 anni, dopo essere stato investito da una moto vicino al porto di Atene.

Classe 1935, Angelopoulos si laureò in legge all’Università di Atene e dal 1962 studiò cinema a Parigi. Dal 1964 al 1967 tornò in patria, dove diresse il quotidiano di sinistra Democratic Ghange, posizione che gli causò l’esilio a causa della dittatura dei Colonnelli.

Tornato a Parigi iniziò la sua carriera da regista realizzando film come Ricostruzione di un delitto (1970) e la trilogia greca I giorni del ’36 (1972), La recita (1975) e I cacciatori (1977). Con quest’ultimo film vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino.

Dopo Alessandro il Grande (1980) tornò in patria per girare il documentario Viaggio a Cyteria (1984), Il volo (1986) e Paesaggio nella nebbia (1988), Leone d’Argento a Venezia.

Il capolavoro arrivò con la coppia Marcello Mastroianni-Jeanne Moreau nel film Il passo sospeso della cicogna in cui Mastroianni interpreta un poeta esule. Da ricordare anche Lo sguardo di Ulisse (1995) che narra della guerra nell’ex-Jugoslavia. Con un altro grande del cinema europeo, Bruno Ganz, lavorò invece in L’eternità e un giorno (1998), Palma d’Oro al Festival di Cannes.

Nel 2004, con La sorgente del fiume, realizzò il primo film di una nuova trilogia purtroppo destinata a restare incompiuta. Il secondo capitolo La polvere del tempo è stato presentato al festival di Berlino 2009.

In una recente intervista su Il Messaggero l’ha ricordato l’amico e collaboratore Tonino Guerra, con il quale lavorò per quasi vent’anni e sette film tra cui L’eternità e un giorno, Lo sguardo di Ulisse, Il passo sospeso della cicogna e Paesaggio nella nebbia. «È scomparsa una delle più grandi personalità del cinema mondiale. Di lui apprezzavo il silenzio dolce, la sua capacità di ascoltare e poi raccontare la realtà» ha dichiarato Guerra alla giornalista della testata romana. «Era un uomo eccezionale capace di rendere la realtà in stile poetico. Aveva una poesia sua personale caratterizzata da una forza eccezionale, da tinte in bianco e nero. Da lui i registi di oggi dovrebbero imparare molto».