Un’ esposizione che offre un panorama esaustivo sulla scultura italiana contemporanea, filtrato attraverso il gusto del suo curatore.
Una mostra “critic-specific” – potremmo definirla così quella di recente inaugurata – e in corso fino al 16 ottobre – alla Rocca Malatestiana, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.
Un’ esposizione che si prefigge di offrire un panorama esaustivo sulla scultura italiana contemporanea, filtrato attraverso la sensibilità, la passione ed il gusto del curatore che di volta in volta verrà invitato ad assemblarla – e c’è da dire che questa prima edizione lascia davvero ben sperare al riguardo.
Artisti e percorso espositivo sono infatti stati scelti da Beatrice Buscaroli, storica, critica d’arte e docente presso l’Università di Bologna-Ravenna, nonché all’Accademia di Belle Arti del capoluogo emiliano – ma soprattutto, co-commissario del Padiglione Italia – tanto discusso proprio in questi giorni… – alla penultima Biennale di Venezia.
Interessante anche la scelta della Fondazione di accompagnare alle grandi mostre invernali e primaverili affidate a Marco “Linea d’Ombra” Goldin altri momenti più “piccoli” ma di qualità assai elevata – e perlomeno rari in un panorama italiano solitamente piuttosto avaro di spazi espositivi per la scultura, che pure vanta nel nostro paese molti appassionati.
Italia protagonista in questa prima rassegna: “Ciò che ci interessava dare era l’idea della vivacità del linguaggio della scultura nel nostro paese, attraverso generazioni e tecniche diverse”, ha detto Buscaroli in sede di presentazione, “e di quanto ne sia viva la tradizione”.
I venti artisti scelti offrono un panorama certo succinto ma incredibilmente stimolante, una vera e propria summa in miniatura del “fare scultura” in Italia ai giorni nostri.
Da Aron Demetz a Chris Gilmour, da Michelangelo Galliani al ferrarese Sergio Zanni e alla sua visione onirica della figura; dal mondo animale che suggestiona Marco Prestia, Velasco e Maria Luisa Tadei, a quello dell’oggetto caro a Flavio Favelli, Leonardo Pivi e Vincenzo Marsiglia, che lo rivisitano ironicamente, “estendolo” con allusive installazioni – per giungere fino alla fragile eppure potente leggerezza di Lodola, con un lavoro che è una vera meditazione sul mestiere d’artista.
Ulteriore gradita appendice, la “contaminazione scultorea” di tutta Rimini, dal centro alla Marina, tramite una serie di lavori selezionati: un must, in effetti, per una città che soprattutto d’estate è luogo “outdoor” per definizione


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