Robert Redford, 74 anni di classe, intelligenza e fascino irraggiungibile. Non male per uno degli ultimi veri divi del cinema americano dei decenni scorsi. E non male essere sempre avanti rispetto a tanti altri colleghi magari più giovani, magari altrettanto bravi, ma che dell’energia del vecchio Bob non possiedono neppure un’oncia.

Redford l’attore di innumerevoli film di successo – da I tre giorni del condor a Tutti gli uomini del presidente, da La stangata a La mia Africa… o il regista Premio Oscar di Gente comune, ma anche di In mezzo scorre il fiume o del recente Leoni per agnelli. Redford il liberal, l’uomo delle grandi passioni – e delle grandi sfide. L’ultima l’ha lanciata a Cannes, in occasione del Lions, il Festival Internazionale della Pubblicità. Ed è una sfida alla Redford – di quelle che è importante giocarle, senza pensare neppure per un momento di poterle perdere. Una partnership con Yahoo!, volta alla promozione e al sostegno del nuovo cinema, attraverso la distribuzione via internet di cortometraggi, grazie all’intervento della sua Sundance Foundation.

Già, Sundance: un festival che è sinonimo da anni di qualità e novità insieme, lanciato da Redford proprio mentre l’attore americano era al top del suo successo. E che porta il nome del personaggio interpretato dal biondo Bob nel suo primo film di successo, Butch Cassidy, al fianco del grande amico Paul Newman.

“Volevo uscire dal mainstream, tutto qui. Provare cose nuove, stimolanti, interessanti e rischiose” commenta Redford, “Hollywood stava perdendo il suo lato più umano ed affascinante, tramutandosi in una macchina del divertimento e degli effetti speciali”. E il Sundance Film Festival è iniziato così – non contro Hollywood, ma oltre ad Hollywood. Per dare più spazio a storie meno commerciali, ad intelligenze nuove, giovani. Certo, la scelta di stabilirne la base in Utah dipese dal fatto che molto pochi, nell’establishment cinematografico, dimostrarono all’epoca particolare fiducia nel progetto di Redford, che in merito ammette “a New York sarebbe costato troppo, non potevo permettermelo”. “Amo mettermi in gioco” continua, “l’avventura, il sogno, per me è tutto. Non sopporto le formule. E poi senza rischi è impossibile cambiare la nostra vita per il meglio”.

Passione, dunque. Impegno politico e sociale. Voglia di andare avanti. E voglia di essere protagonista non solo come attore e regista di successo (esce in questi giorni il suo nuovo film, The Conspirator, un thriller basato su un avvenimento focale nella storia degli Stati Uniti: l’uccisione del Presidente Lincoln), ma anche e soprattutto come catalizzatore e produttore di opportunità per tutti coloro che vogliano parlare di cinema con voce nuova – e con nuove idee.