Un libro sul male e sulla fede, sul conflitto tra razionale e irrazionale, sulle connessioni e sconnessioni di scienza e religione. “XY” è un romanzo potente perché non ci fornisce risposte, ma ci spalanca a domande dolorose e necessarie.
Borgo San Giuda è un piccolo agglomerato di case sperduto nel Trentino. Ci vive una piccola comunità di montanari guidati da un parroco con il culto di San Giuda Taddeo, il santo delle cause perse. Proprio in mezzo a questa semplicità d’esistenza accade la complessità dell’inspiegabile, una strage che a prima vista sembra un attentato terroristico, ma a cui in realtà è impossibile dare una spiegazione razionale.
I due protagonisti, un uomo e una donna, cercano di dare un senso a ciò che senso sembra non averne. L’uomo è appunto Don Ermete, religioso giramondo finito per misteriosi motivi a San Guida. La donna è Giovanna Gassion, psichiatra di città salita in montagna per curare le turbe psichiche della comunità, quasi disintegrata nei suoi legami dall’inquietante tragedia.
Un cavallo “in lacrime” ritorna al borgo trascinando una slitta vuota, una cicatrice si riapre dopo aver dormito per quindici anni, un albero si ritrova avvolto da un cappotto di ghiaccio rosso sangue, una decina di cadaveri sono rinvenuti nel bosco senza che si possa attribuire loro una precisa causa di morte. Non una sola, almeno.
È con questo crescendo di interrogativi, angosce, impotenza e delirio che inizia XY, l’ultimo capolavoro letterario di Sandro Veronesi. Un inizio da far invidia ai migliori romanzi noir, ma che poi si sviluppa in un romanzo quasi mistico, metafisico. Perché quando non si trova una logica a ciò che succede, allora la spiegazione, forse, è soprannaturale.
XY: la donna (X), Giovanna, e l’uomo (Y), Ermete. Ma non solo: nel romanzo sembrano anche voler incarnare le due versioni della stessa storia, quella scientifica-psicologica raccontata da Giovanna e quella spirituale-religiosa vissuta da Don Ermete.
Sandro Veronesi, con questo libro, dà ancora una manifestazione di forza, da culturista della narrazione. Pagine nelle quali trasuda tutta la fatica, lo studio, l’impegno, il sacrificio dello scrivere, ma anche un talento cristallino come il ghiaccio che avvolge l’inverno di San Giuda. Dopo La forza del passato e Caos calmo non sarebbe un’eresia affermare che Veronesi è uno dei migliori scrittori italiani di oggi.

Un libro sul male e sulla fede, sul conflitto tra razionale e irrazionale, sulle connessioni e sconnessioni di scienza e religione. XY è un romanzo potente perché non ci fornisce risposte, ma ci spalanca a domande dolorose e necessarie.
Per poi tuffarsi, alla fine della storia, in una discesa libera mozzafiato assieme a Giovanna, con i pensieri che sfrecciano nella testa e il corpo a sfidare i propri limiti di resistenza. Due minuti senza fiato per tornare se stessi, per sentirsi vivi, per avere un senso, come quelle curve innevate, come quel scivolare verso una meta chiara, come quell’arrivo svuotati di energie fisiche e mentali, la faccia ad assaggiare la neve fresca. Con Giovanna, giunge al traguardo anche il lettore. Esausto ma rinfrancato. È tutto finito, per fortuna. Tutto continua, per fortuna.


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