Tratto dall’omonimo romanzo del nippo-britannico Kazuo Ischiguro, Never let me Go, malamente tradotto in italiano Non lasciarmi, è una storia ambientata in una Inghilterra di un’epoca “alternativa”: una società futuribile eppure retrodatata (la vicenda si sviluppa dagli anni ’50 agli anni ’80), vista tramite i ricordi della protagonista, Kathy.

In un improbabile quanto bucolico contesto, dove la scienza è giunta ad uno stadio molto avanzato, tre bambini, Kathy (Carey Mullingan), Ruth (Keira Kightley) e Tommy (Andrew Garfield), frequentano fino all’adolescenza il collegio di Hailsham, del tutto isolato nelle campagne inglesi, in un clima solo apparentemente idilliaco. Si tratta di ragazzi “speciali”, simili a quelli comuni, che scoprono la propria identità condizionata dalle relazioni e che, nonostante tutto, le coltivano tra amicizia e amore, invidie e gelosie, intraprendendo questo percorso insieme, fino all’età adulta.

In tutto ciò l’aspettativa di una vita “normale” rappresenta solo una visione da assaporare dietro un vetro e la consapevolezza che il loro destino è già segnato è sempre più forte. Lo scopo della ferrea disciplina a cui vengono abituati è quella di conservare i ragazzi quanto più possibile in salute, per prepararli a un futuro misterioso e allo stesso tempo sconvolgente. Raggiunta la maggiore età, infatti, gli allievi del collegio vengono finalmente lasciati “liberi” di vedere il resto del mondo. Consapevoli che ben presto saranno chiamati a un compito particolare, i tre ragazzi lasciano Hailsham per andare nei “Cottage”, completare la loro formazione, diventare prima “assistenti” e poi “donatori”.

Ormai adulti, i tre amici si riuniscono per affrontare gli oscuri segreti sepolti nel loro comune passato, scoprendo che non sono altro che dei cloni, nati e cresciuti al solo scopo di fornire organi per i trapianti. Come nel libro, non si fa menzione delle ragioni sociali che hanno portato alla costruzione di questi cottage, nessuna figura politica che diriga tutto con finalità mediche o economiche.

Non c’è l’ambientazione fantascientifica di film come The Island o Gattaca, né macchinazioni, o atmosfere da thriller. Piuttosto, Non lasciarmi sembra evocare i fantasmi del Brave New World di Aldous Huxley. Il tutto immerso però in un’atmosfera rarefatta e inconsistente che, più d’ogni altra cosa, genera contrasto con l’agghiacciante destino dei protagonisti. La fotografia ovattata e quasi monocromatica dipinge alla perfezione la surreale e annientata emotività dei tre ragazzi, che vorrebbero vivere invece di limitarsi alla sopravvivenza, fra l’austerità delle relazioni e l’elegiache dinamiche del cottage. Si è immersi in un futuro senza tecnologia né colori, in non luoghi riempiti di vuote esistenze.

Nonostante il senso di malinconia e ineluttabilità che accomapagnano lo spettatore durante tutta la durata del film, la storia ha risvolti che si propongono di indagare sulle emozioni e i sentimenti più autentici, nei quali nonostate tutto, i tre giovani sono coinvolti. Tuttavia rimane una sensazione di frustrante incompiutezza che poco convince: l’apatica rassegnazione dei personaggi e la loro inerzia nei confronti del destino a cui vanno incontro, non viene sufficientemente supportata dal racconto di alcun particolare condizionamento. Che l’accettazione si traduca con bisogno di protezione dal mondo esterno sembra essere dunque una blanda forzatura. Non lasciarmi è un film che fa riflettere sull’esistenza umana più in generale, in balia di sistemi e sovrastrutture capaci di imbrigliare la coscienza e manipolare il libero arbitrio.