Marzo 2011. Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano è in tour nel circuito delle librerie Feltrinelli per presentare il suo nuovo libro Vieni via con me, tratto dalla trasmissione omonima andata in onda su Rai Tre dall’8 al 29 novembre 2010. L’abbiamo visto a Bologna, dove Saviano ha incontrato i suoi lettori, e telespettatori, nella sede Feltrinelli di Piazza Ravegnana in Galleria Acquaderni.
Le storie protagoniste delle cinque dirette tv diventano materiale per gli otto capitoli del libro con il quale si fa portavoce di vite coraggiose, come ad esempio quelle che hanno combattuto mafie e soprusi nonostante l’infame “macchina del fango”, il metodo per screditare sistematicamente chi alza la voce contro il potere. Ma attraverso la parola scritta queste vite esemplari possono trovare un loro riscatto. Attraverso la lettura possono rivivere.
Nel suo intervento Saviano non parla solo dei suoi racconti, ma anche del sistema televisivo, di tutto ciò che significa far nascere un programma come Vieni via con me in un ambiente “ostile”. Ma anche questa diventa storia, che lo scrittore partenopeo racconta al pubblico bolognese con un incomparabile coinvolgimento. Saviano parla di un “miracolo di trasmissione”, nata con presupposti poco saldi, contro la quale si è fatto ostruzionismo, colpevoli testi e monologhi piuttosto controversi. Si tratta, secondo l’autore campano, di un tipo di censura che non adotta più i vecchi strumenti, ma abbassando il volume rende muta la voce delle libere opinioni, guidate solo da sovrastrutture mediatiche.
Il vero successo di Saviano è stato raggiungere con le parole anche le persone che non lo stavano ascoltando, quelle realtà a lui ostili e lontane. Il successo è stato adottare il mezzo più efficace per dare voce a un pensiero universale che raccontasse di tutti, di chi lo appoggia e di chi lo contesta. Sostenitori e oppositori in questo senso non esistono più, c’è solo un unico grande pubblico che si identifica nel rispetto verso la parola, paradossalmente maltrattata dai talk show e dai dibattiti politici.
La parola, non più urlata ma sapientemente raccontata, ha senso se ci sono persone che leggono, diffondono, ascoltano, condividono, criticano: è proprio portando alla luce e coinvolgendo i media che il rapporto con le persone si fa più autentico ed efficace. Le parole che Saviano interpreta, le sue, sono state spesso considerate pericolose, ma la sua forza sta nel modo di fare, che egli stesso definisce da ”terrone”, nel suo essere se stesso, nell’essere narratore e non solo comunicatore.
La narrazione letteraria diventa quindi fulcro del suo sistema espressivo ed oggetto stesso del suo lavoro editoriale. Le parole con cui Saviano conclude l’introduzione mai sono risuonate così sagge e importanti poiché marcano una linea di confine, che è cifra stilistica del suo lavoro, fra comunicare ed entrare nella vita delle persone: “Quando tu racconti una storia e quella storia entra come fuoco nella carne e nella coscienza delle persone, quella storia ti riguarda, e se quella storia ti riguarda, ti fa agire, e in qualsiasi modo tu agici, comunque la pensi, beh, tu stai trasformando qualcosa”.


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