La suggestiva, meravigliosa cornice del complesso della Basilica di Santo Stefano in Bologna ospita – fino al 17 febbraio – un’eccezionale mostra del grande Shozo Shimamoto, maestro del “Movimento d’Arte Concreta Gutai” che dagli anni ’50 ad oggi ha esercitato una grandissima influenza sui più importanti movimenti interdisciplianri dell’arte moderna e contemporanea. La mostra, a cura di Achille Bonito Oliva, è stata inaugurata in occasione della kermesse bolognese di ArteFiera, e costituisce davvero un’occasione da non perdere per chi volesse avvicinarsi alle evocative performance del grande artista giapponese. L’ingresso è gratuito (h.: 9.30- 12.30 e 15.30-19.30)

Gutai nacque nel 1954 ad Osaka, e Shimamoto – insieme a Jiro Yoshihara – ne fu fondatore, nonchè esponente di maggior spicco.

Tra happening, la performance, arte concettuale ed azionismo, Gutai ha fin dall’inizio posto al centro della propria attenzione il rapporto tra spirito e materia, l’incontro la  filosofia zen e la cosiddetta cultura occidentale. Il movimento giapponese ha sempre mirato alla realizzazione di una magica sintesi tra valori dimenticati – o distrutti da catastrofi come quella della Seconda Guerra Mondiale – e contaminazioni di ogni genere, financo da una cultura – quella americana – che non poteva certo essere vista, almeno alla nascita del movimento stesso, come propriamente “amica”. La grande tradizione nipponica per la pittura calligrafica, il trasporto per la scultura, le  opere teatrali, le performance improvvisate, spesso con il coinvolgimento diretto del pubblico rappresentano la vera cifra di un approccio poietico che ha sempre mirato al superamento del concetto di arte tradizionale. Gutai, come si è detto, ha anticipato ed ispirato varie correnti. Chiaro il richiamo a Fluxus e alle avanguardie occidentali degli annì’60, fino ad arrivare all’espressionismo americano.

Il visitatore è rapito all’interno di un cosmo fatto di colore e di materia, dove la gestualità zen imprime variazioni cromatiche concrete ed essenziali, spiritualmente intense ed altamente coinvolgenti, in un universo artistico che non può non conquistare per la propria profonda vitalità.

Arte energica e ammantata di sacro, che delle “antitecniche” quali il “bottle crash” o della messa al bando del pennello, momenti essenziali lungo un percorso di ricerca che è di per sè anelito di “riconquista” di una dimensione artistica “altra”, che sia in grado di associare atmosfera, gravità e materia, nel raggiungimento di una  “super-tattilità” di ispirazione superiore.