Ha qualche anno e molti capelli brizzolati in più, su questo non c’è dubbio. Ma era un John Landis in gran forma quello che ieri ha tenuto una lectio magistralis agli studenti del DAMS presso la benemerita Cineteca di Bologna. Il regista di Animal House, The Blues Brothers, Un lupo mannaro americano a Londra, Una poltrona per due e… Thriller non sembra aver perso l’irriverente smalto di qualche anno fa.

Landis – in Italia per promuovere il suo nuovo film, Burke & Hare – Ladri di Cadaveri, una commedia nera ambientata nella Scozia di inizio ’800, densa di atmosfere gotiche e basata su una storia vera – si è detto particolarmente legato al nostro paese e in particolare ai grandi maestri dell’arte cinematografica italiana.

Divertente e assolutamente inedito l’aneddoto riguardante il suo incontro con Sergio Leone: Landis infatti aveva partecipato come controfigura (il suo debutto nel mondo del cinema fu come stuntman) a C’era una volta il West, e qualche anno più tardi gli capitò di incontrare Leone durante la promozione di Una poltrona per due, proprio mentre il regista italiano stava ultimando C’era una volta in America: “Lo aspettai per due ore e quando lo vidi gli dissi ‘Mr. Leone, per me è un onore! Sa, io ho lavorato con lei…’ e lui mi rispose ‘Ah, ma sì, certo’, e mi invitò a pranzo – ovviamente non aveva la minima idea di chi fossi…”.

In realtà Landis nel corso della lezione ha avuto più di un pensiero per i suoi maestri e per il mondo del cinema intero – e questa volta senza scherzare: “Il mondo del cinema in questi anni è in mano al marketing e alla promozione. Se al primo week-end di proiezione un film non incassa secondo le previsioni della produzione, viene subito ritirato dalle sale. Ai miei tempi invece restava fuori per settimane, così funzionava”. ?? ??Un mondo dai meccanismi a volte crudeli, quello dello show-business – e delle grandi produzioni hollywoodiane in particolare: “Tutti sanno che Kurosawa ha potuto girare i suoi ultimi tre film solo grazie all’aiuto di amici e fan come George Lucas e Francis Ford Coppola – sembra quasi che nel nostro mestiere non ci si riesca a guadagnare il rispetto adeguato se non da morti. E’ stato così per il mio amico John Belushi, o per il povero Michael Jackson. E Fellini? Non mi pare abbia avuto la fortuna che meritava quando era ancora in vita… Lo conobbi personalmente a Roma, tanti anni fa – una persona eccezionale, e un grande maestro”.

In qualche modo toccante e molto umana la testimonianza di Landis, alfiere di un cinema decisamente più “basic” delle super-produzioni attuali: “Quelli della mia generazione volevano fare cinema in ogni modo… fattorini, comparse – perlomeno io non ho mai fatto il parrucchiere!” . Significativo e tenero il ricordo della sua profonda amicizia con un grandissimo quale Alfred Hitchcock “Quando uscì The Blues Brothers fu lui a cercarmi, scrivendomi una lettera. Ricordo che toccai il cielo con un dito… Hitch era unico, il suo humour era sempre tagliente: ricordo che una volta mi confessò di essere indignato perché aveva appena visto un film di un regista che dichiarava di ispirarsi a lui, pieno di scene troppo spinte; cercando di calmare il suo sdegno, provai a dirgli ‘ma no, dai, voleva solo farti un hommage…’, e lui ‘a me pare piuttosto un fromage…’”