Solo apparentemente la voce era flebile.

Essa guidava decisa le Ave Maria del Rosario davanti a mezzo milione di persone.
Marianna Popieluszko era lì, con gli altri tre figli, alla festa del suo Jerzy, davanti a tutto il loro popolo domenica 6 Giugno 2010 in piazza Pilsudski a Varsavia, il popolo polacco.

Non è una scena consueta incontrare una madre alla cerimonia di Beatificazione del suo figlio!
Quando Rafal mi ha presentato questa donna, baciandole la mano come d’uso per questa gente mi ha trapassato il cuore un tonfo di commozione. Nel suo sguardo non distinguevo il confine tra la severità e la tenerezza. Mai viste talmente unite queste due componenti così diverse!

Una madre alla Beatificazione di suo figlio! Ma ci pensate!

Questo è Jerzy Popieluszko, anche dopo morto: la quasi insopportabile semplicità del Santo che non riesci, neanche se volessi, a rinchiudere nella cornice cristallizzata di una pietistica devozione. Rimani intaccato dall’umanità vera e semplice che ti si impone davanti, quasi provocasse spudoratamente il tuo umano, così, teneramente, senza darti il tempo di difenderti.

La grazia di questi due giorni a Varsavia per le celebrazioni di Popieluszko ha avuto il tramite di un amico regista, Rafal Wieczynski, che mi ha inaspettatamente introdotto nella famiglia (quella stretta d’appartenenza, e quella larga delle amicizie) del Martire legato a Solidarnosc. E’ stato quasi trovarsi improvvisamente, in carne ed ossa, nelle scene di quell’emozionante ricostruzione storica che Wieczynski ha tradotto magistralmente in cinema, insieme alle persone che hanno vissuto al fianco del Beato polacco.

“Vieni, Daniele! Ti presento gli operai della Huta che hanno invitato padre Jerzy a dire la prima Messa nella loro fabbrica, tempio dell’ideologia comunista di allora!”

“Ti presento la sorella di Jerzy e i suoi due fratelli!”

“Questo è il capo del servizio di preghiera e sorveglianza permanente che da 26 anni,
con tanti amici e fedeli, 24 ore su 24, non si distaccano mai dal loro Jerzy!”

“Padre Piotr allora era un bambino, quando Jerzy lo sottrasse dalla prigionia dov’era rinchiuso con lo stratagemma della “lettera non firmata”!”

E ancora mille persone, e mille incontri.

Un popolo. Con tutta la sua croce sulle spalle e, insieme, lo sguardo scolpito di certezza.
Un popolo che in un pugno di anni ha già espresso due figure dell’altezza di un Papa che si chiama Karol ed un giovane prete che si chiama Jerzy, i volti dei quali questa gente ha stampato sulla propria bandiera nazionale e la sta andando a sventolare nelle piazze e nelle strade di questo Paese, sempre più simbolo della Croce di Cristo.

Credo non faccia male, sia per chi le vicende della Polonia del secolo scorso le ha conosciute, sia per chi, tra i giovani soprattutto, non ne sappia nulla, vedere il film della vita e morte di padre Jerzy Popieluszko: una bella occasione per rimettersi sotto gli occhi quello che succede quando “Cristo entra come novità nella radice del nostro io” determinando “tutto in un modo nuovo”.

Per Popieluszko, come per ciascuno di noi!

IMG_0813.JPG

(nella foto sotto il titolo Rafal Wieczynski e Daniele Biondi insieme a Marianna Popieluszko.
Qui sopra piazza Pilsudski durante la cerimonia di Beatificazione)