Cos’è un testimone di vita?
Dopo aver passato un’insolita ed intensa settimana accogliendo l’amico Rafal Wieczynski in Italia, posso dire di aver fatto un’esperienza che mi permette di rispondere a questa domanda senza sforzi, ma semplicemente con lo sguardo ancora stupito davanti alle scene di amicizia di questi giorni.
Dovevamo incontrare il regista di un importante film storico: abbiamo incontrato un uomo attratto da un’umanità affascinante per la sua vita, che ha contagiato anche la nostra.
Venticinque anni fa, quando veniva assassinato Padre Popieluszko, Rafal aveva sedici anni. Il giorno del funerale marinò la scuola per unirsi all’oltre mezzo milione di polacchi che si strinsero in preghiera davanti a quel doloroso mistero che stava spiazzando ancora una volta le loro persone.
Da quel momento per Rafal diventa sempre più presente, incarnata in un fatto difficilmente archiviabile nella memoria, la contemporaneità dell’avvenimento cristiano che cambia la vita.
La parabola storica che per lui si sviluppò fino ad oggi (Rafal è sposato, ed ha un figlio di sedici anni) trova forse il suo segno più emblematicamente significativo nell’imponente lavoro cinematografico che il regista Wieczynski ha voluto dedicare alla vita e alla morte di Jerzy Popieluszko.
Ci sono due elementi distintivi che accomunano le due persone di Jerzy e Rafal nel loro rispettivo incontro con il fatto cristiano: il coraggio e il popolo.
Ci diceva Wieczynski: “Il dono della libertà all’uomo è il segno più grande dell’amore di Dio all’uomo stesso. Ci ha dato la libertà senza pretendere nulla in cambio! Padre Jerzy nella sua testimonianza invitava semplicemente, ma tenacemente, i polacchi a sciogliersi dalla paura che li incatenava, lasciando parlare la libertà che è dentro ciascuno di noi.”.
E’ un guardare l’uomo a partire dalle sue esigenze fondamentali: dal suo cuore. Questo sguardo ha generato la ricostituzione dell’unità di un popolo che, senza organizzazioni o manifesti programmatici, ha ritrovato se stesso davanti ad una Presenza.
Quando circa otto anni fa il giovane documentarista Wieczynski decide, con l’aiuto e la spinta di sua moglie Julita, di rimuovere la cortina di omertà che già così precocemente aveva fatto calare il sipario sulla memoria storica dell’avvenimento “Popieluszko”, non si è trovato di certo davanti ad una strada “spianata”. Ma la tenacia ed il coraggio di Rafal hanno inaspettatamente generato un nuovo moto popolare sia nella lavorazione di quest’opera cinematografica (7.000 comparse e 250 attori), oltre che nell’oltre milione e mezzo di spettatori che, ad oggi, solo in Polonia, hanno visto il film. Fino alla nostra piccola, umile, ma riconoscente esperienza.
Quello che colpisce seguendo le scene del film è la sobrietà dello stile e la semplicità della narrazione aderente agli eventi, dentro i quali si dipana, via via, la prorompente energia dell’uomo Jerzy Popieluszko, che diventa una reale testimonianza di vita.
Grazie Rafal!
Daniele Biondi 01/10



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